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Chiesa di Sant’Antonio a Pagliero SAN DAMIANO MACRA

 | Cenni storici La chiesa di Sant’Antonio appare non meno antica dell’ex comune di Pagliero, nominato fin dal 1028. È stata soggetta all’Abazia di Villar San Costanzo fino al 1° giugno 1803, data di soppressione dell’Abazia, quando venne unita alla Diocesi di Saluzzo. Di fianco alla chiesa, un po' più in basso, troviamo la cappella annessa all'antico cimitero, ove è infissa, nella parete dell'altare, una lapide romana databile ai tempi di Caracalla (I° secolo d. C.), la quale attesta la presenza nella valle della tribù Pollia. Nella prima metà dell'800, vicino alla cappella cimiteriale, sono state inoltre rinvenute due monete dell'epoca dell'imperatore Nerva ed una chiave in ferro. |

Esterno L'edificio risulta essere stato profondamente rimaneggiato nel XVII secolo, durante il periodo della Controriforma. Nell'ex comune di Pagliero infatti, come in quasi tutta la Valle Maira, metà della popolazione era calvinista; dopo il Concilio di Trento (concluso nel 1563) furono imposte la cancellazione di qualsiasi segno della presenza dei calvinisti nella valle e l'esaltazione del cattolicesimo attraverso l'utilizzo dell'architettura barocca. Ecco che allora alla facciata principale ne fu addossata un'altra in forme barocche. Il tetto è in legno con capriate e manto di copertura in "lose". Anche il campanile, di stile romanico, è stato più volte rimaneggiato: vi si possono ancora ammirare le finestre bifore ed un portale monolitico in pietra murato nei pressi della cella campanaria. 
Interno  | L'interno è costituito da una navata centrale con volta a botte che, nel XVII secolo, è stata affiancata a sud da una navata laterale. Il transetto è la parte più antica di tutta la chiesa (XV secolo): è formato da tre volte a crociera romanica, caratterizzate dalla presenza di evidenti costoloni cilindrici e concio in chiave in cui è inciso il trigramma JHS (Jhesus). |


 | L'interno è stato occultato da stucchi e tinteggiature di epoca barocca, e solo recenti restauri hanno riportato alla luce le forme medievali. Nella cappella battesimale i costoloni poggiano su pilastri cilindrici in pietra, addossati alla parete perimetrale: nelle forme dei capitelli e dei basamenti delle colonne si riconosce l'opera dei fratelli Zabreri, nativi della borgata Chiabreri di Pagliero, maestri scalpellini che nel periodo che va dal 1450 al 1520 hanno operato nelle valli Maira, Grana e Stura. Sul capitello, collocato nella cella battesimale e nascosto dal pulpito in legno, è raffigurato un magnifico leone con fiaccola, preceduto da un cane: antiche credenze di origine orientale identificano nel leone il simbolo della risurrezione, in quanto si pensava che queste fiere nascessero morte e venissero risuscitate con un soffio dai genitori entro i primi tre giorni dalla nascita. Sempre degli Zabreri è il fonte battesimale in pietra, ora custodito nell'attuale chiesa parrocchiale. Durante i rilievi eseguiti nel 1989 è stata scoperta, in una posizione non facilmente accessibile (nel sottotetto della navata laterale), un affresco quattrocentesco raffigurante San Cristoforo. Dell'affresco rimane il mezzo busto della raffigurazione del Santo che, in precedenza appariva ben visibile ai contadini e ai pastori nel vallone di Pagliero, i quali si sentivano così protetti da una morte improvvisa, dalla grandine e da altre maledizioni: San Cristoforo era infatti uno dei quattordici santi detti "ausiliatori", ossia particolarmente invocati e, secondo la credenza popolare, particolarmente efficaci. |
Elaborazione e progetto: Prof.ssa Lea Carla Antonioletti - Can. Prof. Romano Allemano - Delegato per i Beni Culturali ed Ecclesiastici della Diocesi di Saluzzo. Coordinamento: Silvia Bellino. Testi: Roberta Ambrosio, Giovanni Badino, Elisabetta Lamberto. Foto Enrico Collo.
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