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Cappella di Santo Stefano a Busca  | Esterno La cappella di Santo Stefano si trova sulla collina alle spalle di Busca, nei pressi dell'antico castello romano (castrum) intorno al quale si formò un piccolo borgo, sede dei Mrchesi del Vasto di Busca e che venne abbattuto nel XVI secolo. I resti più antichi della cappella risalgono probabilmente alla prima evangelizzazione del territorio avvenuta fra il V e il VI secolo. Nel 1216 era segnalata come parrocchia e residenza del Vescovo durante le visite episcopali; la sua importanza è pure rappresentata dall'intitolazione al primo martire cristiano. La facciata mostra la traccia di un arco che testimonia come originariamente fosse una struttura aperta; nel 1700 venne sopraelevata e conclusa con il campanile. |
 | Interno Entrando nella cappella appare, nell'abside, il ciclo di affreschi dei fratelli Biazaci di Busca datato alla metà del 1400. Il centro della composizione pittorica è il Cristo Pantocratore Signore Glorioso del Cielo e della Terra nella mandorla iridata. Accanto al Cristo appare il Tetramorfo, i quattro viventi dell'Apocalisse che rappresentano gli Evangelisti, accompagnati dal cartiglio che mostra l'inizio del Vangelo posto sotto di loro: il vitello, Luca, simbolo della mitezza di Gesù; l'angelo, Matteo, simbolo dell'umanità del Cristo; l'aquila, Giovanni, simbolo dell'Annuncio divino; il leone, Marco, simbolo della forza. |

L'abside è sovrastata nell'arco trionfale dalla scena dell'Annunciazione, da un lato l'Arcangelo col cartiglio dell'Annuncio; dall'altro Maria in muto e sereno assenso nell'accettazione dello Spirito Santo che sotto forma di colomba si posa su di lei. 
Al centro in alto, un sofferente Cristo in Pietà si offre ai fedeli fra Maria e Giovanni piangenti. 
 | Nella parte centrale del registro inferiore dell'abside, domina la scena la Madonna Madre di Dio col Bambino che regge il Libro tra le mani e il nimbo crociato sul capo. Ai lati gli affreschi propongono in quattro riquadri la storia di Santo Stefano, il protomartire. La sua festività si celebra il 26 dicembre, a testimonianza del suo ruolo di primo martire cristiano nel 37 d.C., come descritto negli Atti degli Apostoli (cap. 6 e 7); i suoi segni iconografici sono la palma in mano, la pietra e il vestito alla dalmatica. Uno dei primi sette diaconi, nella cappella si trovano i dialoghi in cartigli tratti dal capitolo "De Sancto Stefano" della Legenda aurea di Jacopo da Varagine, scritta nel XIII secolo.
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Storia di Santo Stefano 
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| | La prima scena propone il miracolo del bambino risuscitato grazie alla benedizione del santo; accanto alla donna che porge il figlio, compare una caratteristica figura di un uomo con la ghironda. | Nella seconda scena santo Stefano dimostra con la propria oratoria la salvezza operata da Cristo; soltanto con false testimonianze si riuscirà ad accusarlo e a condannarlo. | 
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| | La terza scena presenta la drammaticità del martirio tramite lapidazione; in basso a sinistra, un giovane Saulo (Paolo) conserva i mantelli degli uccisori. Nel cartiglio santo Stefano perdona i suoi assassini con le stesse parole di Gesù: Padre, perdona loro, che non sanno quello che fanno (scritto in lingua volgare), mentre in cielo compare la mano chiamante di Gesù con le stigmate. | Nella quarta scena il martire viene inumato nel sepolcro, con la presenza dei nomi Gamaliele e Nicodemo, due ebrei convertiti. |
Testi tratti da Lovisolo Mirella. Fotografie: Enrico Collo
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