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Parrocchiale di San Massimo a Marmora
Cenni storici
La chiesa di San Massimo, diventata parrocchiale, si trova in bellissima posizione dominante sui valloni di Marmora e Canosio, seppur isolata e lontana dalle borgate.
La spiegazione di questa singolarità è affidata a tre ipotesi: la prima è che vi fosse un castello, le cui fondamenta siano state utilizzate per erigere la chiesa; l'altra è che la Casa di Dio deve sovrastare quella degli uomini; la terza racconta che dovendosi costruire la chiesa gli abitanti, non riuscendo a trovare un accordo perchè tutti la volevano vicino alla propria casa, si finì per fabbricarla fuori da ogni centro abitato.
La teoria più accettabile rimane la prima: si tratterebbe non di un castello medievale, ma di un "castrum" romano.
Si pensa che questa zona fosse già abitata fin dall'antichità, evangelizzata per opera dei monaci dell'Abazia di San Costanzo del Villar tra l'VIII e il IX secolo. Non si sa se nel XIV secolo la chiesa avesse le attuali dimensioni, di certo si sa che la cappella e il campanile sono le parti più antiche.
Grandi lavori di rifacimento vennero eseguiti nel XVIII secolo quando la parte centrale venne radicalmente rinnovata e si salvarono le due cappelle laterali e il campanile romanico con bifore e cuspide piramidale.
Con i restauri della fine degli anni '80 sono stati riportati alla luce gli affreschi sul muro esterno sotto il portico.
A una precedente decorazione (secolo XIV), di cui restano un San Cristoforo e un Sant'Antonio abate, si sono sovrapposti gli affreschi datati 1459 e firmati da Tommaso Biasacci raffiguranti San Gregorio, San Martino, San Francesco che riceve le stigmate, San Girolamo e San Cristoforo.
Interno
Nella cappella di destra, un affresco del XV secolo rappresenta San Giuliano con spada e libro. A fianco del dipinto è stata murata l'arula romana del I secolo d.C. dedicata alla Vittoria da Metilio II.
Di buona fattura la pala del Suffragio del 1748, opera di Giuseppe Domenico Barbetti, e la tela dell'altare di San Gregorio, acquistata nel 1732, anno in cui fu probabilmente affissa anche la Via Crucis di Giuseppe Chiantore.
Pregevole il fonte battesimale del XV secolo, che per molti aspetti può essere avvicinato a quello di Elva. Sulle facce della tazza ottagonale vengono raffigurati Adamo ed Eva, una Madonna col Bambino e gli Angeli, e una Crocefissione; sul fusto i quattro Evangelisti.
Elaborazione e progetto: Prof.ssa Lea Carla Antonioletti - Can. Prof. Romano Allemano - Delegato per i Beni Culturali ed Ecclesiastici della Diocesi di Saluzzo. Coordinamento: Silvia Bellino. Testi: Daniela Colombero, Elisa Balbi. Foto Enrico Collo.
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