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Parrocchiale di Santa Maria Assunta a Elva
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Cenni storici
La chiesa parrocchiale di Elva è il risutalto di una serie di aggiunte, ampliamenti e modifiche avvenute nel corso dei secoli. Alla primitiva costruzione risalente probabilmente a prima del XIV secolo, venne aggiunto nel XV secolo il presbiterio dalla volta a crociera e fu eretto il campanile. Alla fine del XVII secolo la navata principale venne allungata verso destra rispetto all'entrata. Nel 1762 si sfondò il muro di fronte all'entrata e si aggiunse la cappella di San Pancrazio.
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Esterno
Sotto l'atrio si può notare, murata nel pilastro di sinistra, la lapide romana con l'iscrizione: VICTORIAE/AUG/VIBIUS CAESTII. Il portale in pietra, con colonnine intervallate da pilastrini a spigolo, è molto simile ai portali della Valle Varaita del XV secolo. L'architrave poggia su due mensoline, di cui quella di sinistra è decorata con una curiosa figura di Telamone. Più in alto, sempre a sinistra, si nota una lunga catena che congiunge una figura umana con un serpente: è un simbolo del peccato, che rende schiavi del demonio.
Nella lunetta è ben conservata una Madonna in trono con Gesù e gli angeli. Il Bambino tiene un uccellino in mano; questo dipinto, recentemente restaurato, si può attribuire a Giovanni Baleison.
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Interno
L'acquasantiera in pietra del 1463, murata sulla sinistra della porta d'entrata, è opera dei fratelli Zabreri di Pagliero. Il fonte battesimale, simile a quello di Paglieres, Verzuolo e Marmora, si può collocare tra la metà del Trecento e l'inizio del Quattrocento; è costituito da due blocchi di pietra sovrapposti, di cui quello inferiore è molto deteriorato a causa dell'umidità. La decorazione è suddivisa in quattro fasce orizzontali che si sviluppano sulle otto facce dei blocchi.
Il presbiterio è incorniciato da un grande arco in pietra verde, testimonianza di epoca tardo gotica eseguita tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento, con figurazioni che rappresentano allegorie del male e immagini edificanti.
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La volta
Gli affreschi della volta risalgono probabilmente agli anni intorno al 1470 e sono opera di un ignoto pittore. Nelle vele triangolari vediamo quattro coppie di personaggi seduti su troni con scrittoio: sono i quattro Evangelisti, ognuno con il proprio animale-simbolo, accanto ai quattro Dottori della Chiesa con i quali si intrattengono in atteggiamenti diversi. Accanto ai costoloni, ornati di cartigli rossi e verdi che si avvolgono intorno a rami bianchi, corrono delle fasce con festoni vegetali e putti.
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Hans Clemer
La parete di fondo e le due laterali del presbiterio sono interamente occupate dagli affreschi della Crocifissione e delle Storie della Madonna, capolavoro di Hans Clemer, il pittore piccardo che lavorò in Provenza e nel Marchesato di Saluzzo sotto Ludovico II e Margherita di Foix, tra l'ultimo decennio del XV secolo e il primo decennio del XVI secolo.
Si tratta di un'opera di alta qualità in cui il Maestro diede prova del "suo stile originale, caratterizzato dal disegno incisivo dal rilievo fortemente ombreggiato e dalle vivaci stesure cromatiche. Le figure dalle grandi mani ossute e dalle mosse capigliature risaltano per la loro robusta fisicità e la marcata fisionomia pervasa da un'espressione pensosa.
Da segnalare le pale dell'altare: la pala di San Costanzo, datata 1694; la pala del Rosario, firmata da G. Pietro Botta, della fine del XVII secolo; la pala dell'Assunta, della seconda metà del XVII secolo.
Da "Guida di Elva", Torino, 1988
Affreschi delle pareti del presbiterio con le Storie della Vergine di Hans Clemer (1505-1508)
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 Cacciata di Gioacchino dal Tempio
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 Incontro alla porta aurea
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 Natività della Vergine
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 Presentazione della Vergine al Tempio
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 Nozze di Maria
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 L'Annunciazione
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 Visitazione ad Elisabetta
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 Natività di Gesù
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 Adorazione dei magi
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 Circoncisione di Gesù
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 Fuga in Egitto
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 Strage degli Innocenti
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 Transito della Vergine
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 Funerali della Vergine
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Elaborazione e progetto: Prof.ssa Lea Carla Antonioletti - Can. Prof. Romano Allemano - Delegato per i Beni Culturali ed Ecclesiastici della Diocesi di Saluzzo. Coordinamento: Silvia Bellino. Testi: Simonetta Baudino. Foto Enrico Collo.
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